Coimbra Revealed
Mikileaks
lunedì 19 febbraio 2018
sette, lunghissimi anni.
Il 2011. E' questo l'anno dell'ultimo post su questo blog. Non ho potuto fare a meno di rileggere alcuni passaggi scritti da quell'altra persona (io). Devo dirla tutta, non è cambiato molto, nella sostanza. Ma è cambiato tanto, tutto.
Facciamo un breve riepilogo. Nel 2011 tante cose accadevano. Avevo una cosa eccezionale: il tempo.
Non ero padrone di nessuno. Si, ero un po' deluso da me stesso...l'università non stava andando come avrebbe dovuto...ora che ci ripenso, stava davvero andando a rotoli!
Ero distrutto e lacerato da una storia d'amore con una ragazza di cui non mi interessava, strano vero?
Eppure stavo soffrendo da morire, per quell'abbandono, per quell'incapacità di reagire.
Però mi servì. Conobbi persone straordinarie, feci cose che non avevo mai fatto prima.
Mi ero rimesso, ero di nuovo in carreggiata!
Un po' di tempo e mi rimisi sui libri, recuperai terreno.
Certo i ritmi di studio non erano dei più serrati, però si rivedeva la luce.
Nel 2012, l'amore, quello vero pensai!
Gli occhioni di Bina non mentivano, quell'amore era reciproco, e totale!
2013, la laurea.
-- BLACK-OUT --
Porca miseria, tutti dovreste scrivere un blog.
Vi aiuterebbe a riflettere.
Nel 2013 una grande multinazionale tedesca mi accoglie.
Si, i tedeschi. Ricordo chiaramente che avevo una certa repulsione per i tedeschi. Un pregiudizio, chiaro.
Stronzi, questo pensavo di loro.
Entro in quel posto. Era uno stage.
Sono improvvisamente catapultato in qualcosa che non avrei mai creduto potesse esistere.
Era (ed è) qualcosa di infinitamente deleterio per l'essere umano. E' qualcosa di disumano. Totalmente.
Ricordo ancora i primi giorni, le prime settimane.
C'erano altri stagisti insieme a me. C'era "Francesco", un uomo "categoria protetta" di Gravina.
A me non è mai sembrato un cretino. Voleva solo un posto fisso, per poter sposare la sua amata.
Certo, all'apparenza non era il massimo della vita, ma tutto sommato il ragazzo sapeva ragionare, e forse questo non andava bene.
In breve attirò contro di se una serie di impiegati, che aspettavano proprio un debole su cui focalizzare le loro frustrazioni, un confronto da cui potessero uscire vincitori. Era come rubare le caramelle ad un bambino, e a loro piaceva da morire!
Francesco me lo diceva, "mi sembri un uccello in gabbia!", l'aveva capito lui.
Mi vedeva guardare fuori la finestra, e sognare di essere fuori. Ma io ero in gabbia.
Per mesi ho sognato di non essere confermato. Tornavo a casa e riguardavo i conti dell'azienda.
Ma non c'era niente da fare. La regione aveva deciso di sganciare dei fondi, e io sarei stato uno degli "eletti", un trofeo a dimostrazione delle grandi politiche sul territorio. Un risultato della politica del territorio.
Per inciso, nel frattempo la frustrazione e l'insoddisfazione mi ingabbiavano e mi torturarono sempre di più.
Lasciai Bina, non potevo fare altro. Non riuscivo a guardarmi allo specchio. Figurarsi ad amare un altro essere!
Intanto un mondo sventurato e di sfiga e sfigati totali mi si apriva davanti.
Non c'era limite alla auto-umiliazione. Non c'era limite all'apparenza.
Novelle signorine Silvani, donne senza avvenenza alcuna fuori da quel recinto, stimolavano gli ormoni ormai sopiti di viscidi uomini, che avevano ottenuto un effimero potere dopo anni, anni ed anni di paziente attesa, di continue umiliazioni e sacrifici.
Quando era ormai chiaro che non avevano personalità, che non potevano più essere nocivi, che non avevano più contatto con la realtà, erano pronti a diventare dei manager.
E' il 2018. Solo oggi riesco a ricordarmi cosa è successo.
Sono passati quattro anni. Oggi mi sembra un lasso di tempo tutto sommato piccolo, o "normale". Nel 2013 mi sembrava un tempo interminabile.
Ho deciso di diventare uno schiavo. L'ho fatto senza una ragione precisa.
Sono una pecora, in un mare di pecore.
Ho capito che il mondo è pieno di pecore. Che non è vero che i pochi sono i cattivi e i tanti sono i buoni.
I pochi sono i pochi e i tanti sono i cattivi.
I tanti hanno un solo obiettivo: non scegliere. Sono contenti quando non hanno deciso. Non hanno responsabilità. Non potranno essere additati di niente, sono al sicuro.
Io sono uno di loro, sono al sicuro.
Nel 2013 sono morto. Ora vi scrivo dall'aldilà.
domenica 6 novembre 2011
Tutti contro Golia
Apple, Google, Intel, Microsoft, Facebook e così via. Appena le sentiamo nominare ci danno un'idea di tecnologia, di innovazione, e quasi ci sentiamo riconoscenti nei confronti di questi grandi gruppi. Ho citato solo nomi dell'informatica perchè è l'unico ambito di cui conosco le vicende. Cosa hanno in comune queste aziende? Il modo con cui sono diventate da grandi ad enormi. Prendiamo il caso Apple, per sbaragliare la concorrenza da anni ormai utilizza la politica di cause selvagge nei confronti dei suoi avversari, anche se poi le idee tanto decantate di Steve Jobs vengono sempre smascherate come "prior art" ovvero design e idee già riscontrabili in prodotti precedenti, in ogni caso Apple si distingue per azioni di disturbo nei confronti della concorrenza, che ovviamente pagano i consumatori, pur apparendo Apple come immagine un'azienda così attenta alle esigenze di tutti quanti. C'è poi Google, azienda dalle dimensioni spropositate, ormai citata da chiunque in giudizio perchè "abusa della sua posizione dominante", ovvero per continuare a crescere sfrutta il suo enorme potere e i suoi enormi mezzi per far fallire tutti i suoi concorrenti, in tutti i campi. E a Google non ci vuole molto a posizionare i suoi servizi ai primi posti dei risultati delle ricerche e quindi col suo enorme potere è in grado di gestire in maniera diretta le nostre scelte e le nostre preferenze, ci fa vedere solo una parte della realtà, e solo quella che gli genera degli interessi.Discorsi analoghi per Intel, che ha preso accordi con MediaWorld e altre società affinchè la concorrenza di AMD fosse non ostacolata, ma addirittura impedita. Il risultato è sempre lo stesso, il concentramento di potere e di ricchezze nelle mani di pochi, un progresso lento perchè è ostacolata la competitività e la concorrenza, e quindi una dislocazione delle ricchezze sempre più in piccoli epicentri tenendo tutti gli altri fuori. Ora, tutte queste realtà, Google e Facebook su tutte, hanno come fonte di finanziamento il singolo cliente, quindi non penso che sarebbe male da parte del singolo di comportarsi in modo più intelligente, di usare una volta Google e l'altra Bing (le cui politiche poi non sono tanto migliori) o Yahoo, di usare un po meno Facebook e un po più Twitter o meglio ancora Forum auto creati e così via, e in ogni caso di sostenere sempre delle alternative per non farci fagocitare e controllare da queste società, che in ogni caso vivono e continueranno sempre a vivere da noi. Per una volta insomma sarebbe bello se potessimo essere noi a far sentire a queste società che non siamo noi dipendenti da loro ma viceversa.
sabato 5 novembre 2011
Si vive una volta sola, disse quella
Bè sembra una frase così banale, eppure è una delle cose più vere che possano dirsi su questa terra. E tuttavia se chi la ascolta non è nello stato giusto a recepire a fondo il profondo significato di questa frase, che sembrerebbe non essere nulla di eccezionale, passerà inosservata e inapplicata, ma il concetto è chiaro: abbiamo una vita, non ha senso usarla facendoci affossare dalle paure, dai timori e quant'altro, proviamo a fare ciò che sembrerebbe riuscirci meglio e darci soddisfazione. Il mondo ha bisogno di Pagliacci, di Trombatori, di Cantanti Stonati, di ogni figura, e tutti i vari professionisti, bè se ne andassero a fanculo; questo lo scrive un (si pensa) prossimo ingegnere, ma spero di mettere in pratica questo fantastico suggerimento, "si vive una volta sola", di cui non avevo mai considerato appieno il potere, se non quando una splendida ragazza che io un po ignoravo per altre questioni mi disse: "oggi ti ho chiamato io anche se tu non mi caghi...ho pensato -ma guarda questo stronzo-, poi però ho pensato ti voglio vedere e ti ho mandato un messaggio, tanto fanculo, SI VIVE UNA VOLTA SOLA"
sabato 29 ottobre 2011
Fratelli d'Italia, una causa persa
Far reagire un italiano è una causa persa in partenza. Eh si perchè quando io faccio il coglione con la gente, e tutti sono bravi a dire "ma quello è proprio un coglione" in realtà sto facendo semplicemente degli esperimenti sociali. Vi spiego se in una biblioteca faccio una foto ad uno sconosciuto e questo sconosciuto rimane perfettamente immobile facendo finta che non sia accaduto nulla...questo è un esperimento sociale, se lancio roba addosso alle persone e queste fanno finta che non sia accaduto nulla, si tratta di un esperimento sociale. Allora vi voglio porgere i miei risultati degli esperimenti sociali: gli Italiano sono una massa di gente che sa pensare solo agli affari propri, gente omertosa che non vuole attivarsi per reagire ad un'ingiustizia, che rimane lì inerme a guardare e subisce. Più che uno stato di ladri è uno stato di stupidi, ci sono i ladri perchè quelli che decidono di ficcarla dietro ad altri non trovano nessuno ad ostacolarli, tutti sanno ma nessuno sa, cose come caste e privilegi vari sono cose del tutto normali, ma nessuno manifesta per questo! Si manifesta solo perchè la politica è tifo ma contro i malcostumi della società non si manifesta mai! Vergogna!
lunedì 17 ottobre 2011
La verità è che la musica me l'ha ficcata nel culo
Eh si, perchè per uno che è stato salvato dalla musica, ce ne sono altre centinaia di migliaia che se lo sono preso in quel posto! Perchè se ti passano mille idee musicali in testa e non fai il musicista ti sale in corpo uno stress incredibile! Se vuoi produrre determinati suoni e per farlo devi comprare strumentazioni da migliaia di euro ti viene uno stress incredibile! Se vuoi diffondere la tua musica ma la massa (che è quella che da fama ai musicisti) è più interessata a quante droghe hai assunto e a quante femmine ti sei scopato ti viene uno stress incredibile! Fare musica è una passione che uno ha, ma se non è anche una professione renumerativa è solo uno stress! Io faccio musica e fondamentalmente me la tengo per me perchè sennò sarebbe un lavoro a tempo pieno, in cui riceverei migliaia di critiche sicuramente senza che siano garantite analisi oggettive sulla qualità del prodotto...come tutto la musica è marketing, un pezzo sfonda se è presente in una pubblicità, o in un film, o se supportato da un video pazzesco, perchè quelli realmente interessati alla musica sono davvero pochi! Per non parlare degli "esperti di musica elettronica", le shampiste! che non sanno cosa sia un sintetizzatore, un delay, un compressore, un equalizzatore, e dicono "forte Sven Vath" ahahaahah! COME AL SOLITO, UN MONDO DI POSER!
domenica 9 ottobre 2011
Total Productive Management
Senti, studiare cose tipo ingegneria, soprattutto quando si parla di cose di gestione e manutenzione non è una cosa molto divertente, però stavolta ammetto che studiando il TPM, tecnica di approccio nata in Giappone, seppure filosofie nate pensando all'idea di un'azienda, ho notato come poi possa essere applicato anche alla vita reale. Quindi quali sono i miei consigli? Seguire i pilastri di tale tecnica: quindi scindere il necessario dal superfluo e disfarsi del superfluo, tenere tutto e ordinato in maniera che tutto ciò che ci serve sia sempre a portata di mano, pulire il posto dove ci si trova (nel senso senza cose inutili) e MANTENERLO PULITO.Secondo il TPM essere consci della manutenzione, in questo caso di se stessi, porta gli operatori ad avere piena consapevolezza e grande motivazione. Anche nella propria vita: seguire solo ciò che si ritiene necessario, tenere a portata di mano tutto ciò che ci può condurre a quello scopo. Adesso sono in una fase "limitless" il mio cervello va a mille e posso studiare e fare altre mille cose contemporaneamente, ma non è che sono diventato intelligente ad un tratto! Ho semplicemente aperto gli occhi! e come diceva Morpheus, mi fanno male gli occhi, forse perchè non li ho mai usati.
mercoledì 2 febbraio 2011
dipendenza dai sogni
Sognare è un'attività strana...chi ha visto il film Inception saprà che c'era un architetto e poi tutti dentro il sogno della persona all'interno della sua psiche. Questo va bene finchè l'architetto è esterno, ma quando si è architetto dei propri sogni può diventare un disastro. C'è chi sogna solo di notte e chi invece come me sogna anche e soprattutto ad occhi aperti. Il problema è che sognare ed essere contemporaneamente perfettamente consci della realtà sono due cose che cozzano in un modo terrificante. Ti guardi intorno e pensi "dai domani quella cosa sarà così e tutto sarà perfetto e bellissimo" e invece il giorno dopo è tutto dannatamente uguale. Quella colonna è lì dove l'avevi lasciata, quelle persone sono sempre lì dov'erano ieri, o invece non ci sono più e tu avevi sognato che ci fossero ancora. Sognare è uno stile di vita. Uno stile di vita doloroso. Certo quando ciò che avevi sognato si realizza, e non sempre può dipendere da te, probabilmente non c'è niente di più appagante che ripercorrere la trama di quel film tanto splendido che avevi immaginato e all'improvviso sei sul set, con il regista che ti dice "si gira!" e tu sai già tutte le battute a memoria. Certo che senza sognare probabilmente è anche difficile vivere grandi emozioni. E allora bisogna solo aspettare il sogno giusto, in fondo non tutti i film sono belli, e cercare il cinema dove danno proprio il tuo sogno, e sedersi, anche in prima fila. Intanto qualche sogno meno soddisfacente te lo devi pure sorbire, e devi ricordarti che probabilmente rimarrà lì sullo schermo.
Io personalmente sono dipendente dai sogni, niente di ciò che faccio è finalizzato a ciò che faccio, non riesco a parlare con un amico, a prendere un caffè, o a fare l'amore solo per fare queste cose...cerco un varco, una strada verso qualcosa di più soddisfacente, che da qualche parte ci deve essere per forza. E intanto sono convinto che ciò che sogno non può andare in fumo, ciò che sogno si sta realizzando su un altro pianeta dove c'è l'altro me che vive un'altra vita. E se non è così, si realizzerà nella mia prossima vita su un altro pianeta, quando magari sarò con la pelle blu. Sgonare fa male, sognare è necessario. Sognare fa bene.
Io personalmente sono dipendente dai sogni, niente di ciò che faccio è finalizzato a ciò che faccio, non riesco a parlare con un amico, a prendere un caffè, o a fare l'amore solo per fare queste cose...cerco un varco, una strada verso qualcosa di più soddisfacente, che da qualche parte ci deve essere per forza. E intanto sono convinto che ciò che sogno non può andare in fumo, ciò che sogno si sta realizzando su un altro pianeta dove c'è l'altro me che vive un'altra vita. E se non è così, si realizzerà nella mia prossima vita su un altro pianeta, quando magari sarò con la pelle blu. Sgonare fa male, sognare è necessario. Sognare fa bene.
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